VSME per PMI: cos’è e perché può semplificare il reporting ESG
Per molte PMI il reporting di sostenibilità non nasce da un obbligo normativo diretto.
Nasce piuttosto da una richiesta concreta: un cliente che invia un questionario ESG, una banca che chiede informazioni ambientali e sociali, una filiera che vuole conoscere alcuni KPI oppure la volontà dell’azienda di raccontare in modo più strutturato il proprio percorso di sostenibilità.
Il problema è che queste richieste possono arrivare in formati diversi, con questionari e indicatori non sempre omogenei.
È proprio in questo contesto che nasce il VSME – Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs, sviluppato da EFRAG per offrire alle PMI non quotate un riferimento comune, semplificato e proporzionato per organizzare le proprie informazioni di sostenibilità.
Nel luglio 2025 la Commissione europea ha raccomandato formalmente l’utilizzo del VSME. Nel 2026 il quadro europeo è ulteriormente evoluto: il 3 luglio la Commissione ha adottato un nuovo Voluntary Standard destinato alle imprese protette dal cosiddetto value-chain cap, costruito sulla base del precedente lavoro sul VSME.
Per le PMI, il principio resta però lo stesso: disporre di un insieme strutturato di informazioni ESG utilizzabile verso clienti, banche, investitori e altri stakeholder senza dover applicare la complessità degli standard pensati per le grandi imprese.
Cos’è il VSME
Il VSME è uno standard volontario di rendicontazione della sostenibilità sviluppato da EFRAG per le PMI non quotate.
È stato pensato per aiutare micro, piccole e medie imprese a raccogliere e comunicare informazioni ambientali, sociali e di governance in modo più uniforme.
I suoi obiettivi principali sono:
- facilitare la risposta alle richieste ESG provenienti da grandi clienti e imprese capofiliera;
- rispondere alle esigenze informative di banche e investitori;
- aiutare le PMI a gestire meglio i propri temi di sostenibilità;
- creare un riferimento comune che possa ridurre la moltiplicazione di questionari ESG diversi.
In altre parole, il VSME non nasce soltanto per “scrivere un report”.
Può diventare una struttura di riferimento per organizzare i dati ESG dell’azienda e renderli più facilmente riutilizzabili quando vengono richiesti da soggetti esterni.
Il VSME è obbligatorio?
No.
Il VSME nasce come standard volontario e non introduce, di per sé, un obbligo generalizzato per le PMI di pubblicare un report di sostenibilità.
Questo è un punto importante.
Una PMI può quindi scegliere di utilizzarlo quando ritiene che il reporting ESG possa essere utile rispetto alle proprie esigenze, al proprio mercato o alle richieste ricevute.
La sostenibilità può infatti entrare nella vita dell’impresa anche senza un obbligo diretto di rendicontazione.
Un’azienda può trovarsi, ad esempio, a dover fornire informazioni ESG perché:
- è fornitrice di un grande gruppo;
- partecipa a una gara o a un processo di qualifica;
- riceve un questionario di sostenibilità da un cliente;
- dialoga con banche o investitori;
- affronta un rating ESG;
- vuole iniziare a comunicare le proprie performance di sostenibilità in modo più strutturato.
In questi casi avere già dati e KPI organizzati secondo un riferimento comune può semplificare notevolmente il lavoro.
A chi può essere utile
Il VSME è particolarmente interessante per le PMI non quotate che non sono soggette direttamente agli obblighi più complessi di rendicontazione di sostenibilità, ma che operano all’interno di filiere nelle quali le informazioni ESG stanno acquisendo crescente rilevanza.
Può essere utile, per esempio, a una PMI che:
- riceve frequentemente richieste ESG dai propri clienti;
- lavora come fornitore di grandi imprese;
- vuole predisporre per la prima volta un report di sostenibilità;
- deve organizzare informazioni da fornire a banche o finanziatori;
- vuole definire un primo set stabile di KPI ESG;
- ha già diverse iniziative di sostenibilità ma non le rendiconta in maniera organica;
- vuole prepararsi a rating o questionari di sostenibilità.
Il vantaggio è poter partire da un sistema pensato proprio per realtà di dimensioni più contenute, invece di replicare modelli sviluppati per organizzazioni molto più grandi e complesse.
Quali informazioni comprende il VSME
Il VSME affronta le tre dimensioni classiche della sostenibilità: ambiente, persone e governance.
Il livello di informazioni richiesto dipende dal modulo applicato e dalle caratteristiche dell’impresa.
Tra i temi che possono rientrare nella rendicontazione troviamo, ad esempio:
Informazioni ambientali
- consumi energetici;
- emissioni di gas a effetto serra;
- acqua;
- biodiversità, quando pertinente;
- economia circolare;
- utilizzo delle risorse;
- produzione e gestione dei rifiuti.
Informazioni sociali
- caratteristiche della forza lavoro;
- salute e sicurezza;
- formazione;
- retribuzione;
- rapporti e condizioni di lavoro;
- alcuni aspetti relativi ai diritti umani.
Governance e condotta aziendale
Possono trovare spazio informazioni relative alla gestione dell’impresa e ad alcune pratiche di governance e condotta aziendale, insieme alle politiche e alle azioni con cui l’organizzazione presidia i propri temi di sostenibilità.
L’obiettivo non è raccogliere qualsiasi dato possibile, ma costruire un set di informazioni coerente e utilizzabile.
Modulo Base e Modulo Comprensivo
Una caratteristica importante del VSME è la sua struttura modulare.
Lo standard originariamente raccomandato dalla Commissione europea nel 2025 distingue tra:
Modulo Base
È il punto di partenza.
Raccoglie un insieme essenziale di informazioni di sostenibilità e può essere utilizzato da imprese che vogliono iniziare con un livello di reporting relativamente semplice.
Modulo Comprensivo
Approfondisce ulteriormente alcune informazioni, in particolare quelle che possono essere utili nel rapporto con banche, investitori e grandi clienti.
L’applicazione del Modulo Base costituisce il prerequisito per utilizzare anche il Modulo Comprensivo.
Questo approccio è particolarmente interessante per una PMI perché consente di aumentare progressivamente il livello di approfondimento, invece di costruire fin dall’inizio un sistema sproporzionato rispetto alle proprie esigenze.
VSME e CSRD: qual è la differenza?
VSME e CSRD non sono sinonimi.
La CSRD – Corporate Sustainability Reporting Directive disciplina la rendicontazione obbligatoria per le imprese che ricadono nel relativo perimetro normativo.
Il VSME nasce invece come strumento volontario e semplificato, rivolto alle PMI non quotate.
La relazione tra i due strumenti è però importante.
Molte PMI fanno parte della catena del valore di imprese soggette a obblighi di sostenibilità e possono quindi ricevere richieste di dati dai propri clienti.
Uno degli obiettivi del VSME è proprio creare un riferimento comune per rendere queste richieste più proporzionate e standardizzate.
Nel quadro europeo più recente questo principio è stato ulteriormente rafforzato attraverso il cosiddetto value-chain cap, pensato per limitare la quantità di informazioni che le grandi imprese possono richiedere alle aziende più piccole della propria filiera.
Dal VSME al nuovo Voluntary Standard europeo
Il quadro normativo è ancora in evoluzione ed è utile distinguere due passaggi.
Nel luglio 2025, la Commissione europea ha adottato una Raccomandazione sul VSME sviluppato da EFRAG, invitando imprese e operatori di mercato a utilizzarlo come riferimento per il reporting volontario delle PMI.
Successivamente, le modifiche europee alla disciplina della rendicontazione hanno previsto la creazione di uno standard volontario formalizzato tramite atto delegato.
Il 3 luglio 2026 la Commissione ha adottato il nuovo Voluntary Standard, basato sul precedente VSME.
Al momento della pubblicazione di questo articolo, il testo deve ancora completare l’iter europeo necessario per acquisire efficacia giuridica.
Per una PMI che sta iniziando oggi a organizzare i propri dati ESG, questo non significa però dover aspettare: il VSME continua a rappresentare un riferimento utile per comprendere quali informazioni strutturare e per prepararsi alla progressiva standardizzazione delle richieste provenienti dal mercato.
Fare reporting VSME significa soltanto pubblicare un documento?
No.
È probabilmente uno degli aspetti più interessanti del percorso.
Il report è il risultato visibile, ma prima del documento viene il processo di raccolta e organizzazione delle informazioni.
Per costruire un reporting ESG efficace è necessario capire:
- quali dati esistono già;
- chi li possiede all’interno dell’azienda;
- con quale frequenza vengono raccolti;
- quali dati sono affidabili e documentabili;
- quali informazioni mancano;
- quali KPI vale la pena monitorare nel tempo.
Per una PMI che non ha mai affrontato un progetto di reporting, proprio questo lavoro può rappresentare il principale valore del percorso.
Il primo report può infatti diventare l’occasione per iniziare a costruire un sistema ESG più ordinato e replicabile negli anni successivi.
Come si costruisce concretamente un report ESG secondo il VSME
Il percorso può essere organizzato in alcune fasi.
1. Definizione del perimetro
Prima di raccogliere dati è necessario comprendere caratteristiche, attività, struttura e obiettivi dell’impresa.
È inoltre importante chiarire perché viene realizzato il report: comunicazione volontaria, richiesta di un cliente, rapporto con una banca, esigenze della filiera o volontà di strutturare internamente i dati ESG.
2. Mappatura delle informazioni disponibili
Si individuano dati, documenti e processi già presenti.
Per esempio:
- consumi energetici;
- dati sui rifiuti;
- informazioni HR;
- dati sulla formazione;
- salute e sicurezza;
- certificazioni;
- policy e procedure;
- dati sui fornitori.
Molte informazioni potrebbero esistere già, ma essere distribuite tra amministrazione, HR, HSE, acquisti e altre funzioni.
3. Individuazione dei gap
Si confrontano le informazioni disponibili con quelle previste dal framework applicato.
Questo consente di capire quali dati possono essere utilizzati immediatamente e quali dovranno essere strutturati progressivamente.
4. Raccolta e validazione dei KPI
I dati vengono raccolti, organizzati e verificati.
Per ogni KPI è utile definire fonte, perimetro, periodo di riferimento e modalità di calcolo, così da poter aggiornare l’informazione anche negli anni successivi.
5. Costruzione dei contenuti
Accanto ai dati quantitativi vengono raccolte informazioni qualitative su politiche, azioni, obiettivi e processi aziendali.
Il report deve infatti permettere di comprendere non soltanto quanto, ma anche come l’azienda gestisce i propri temi ESG.
6. Definizione degli obiettivi futuri
Il primo esercizio di reporting permette spesso di individuare con maggiore chiarezza le aree su cui lavorare.
Il report può quindi includere obiettivi concreti e progressivi per gli esercizi successivi.
Quali vantaggi può avere per una PMI
Utilizzare un framework comune può generare benefici che vanno oltre la pubblicazione del report.
Organizzare meglio i dati ESG
Le informazioni smettono di essere raccolte soltanto quando qualcuno le chiede e iniziano a essere gestite con maggiore continuità.
Rispondere più facilmente a clienti e filiere
Un archivio ESG strutturato permette di recuperare più velocemente le informazioni richieste da questionari e processi di qualifica.
Dialogare con banche e stakeholder
Il VSME è stato sviluppato anche per rispondere alle esigenze informative di banche e investitori.
Individuare gap e priorità
La raccolta dei dati rende visibili anche le aree in cui l’impresa non dispone ancora di KPI, procedure o informazioni sufficientemente strutturate.
Comunicare la sostenibilità con maggiore trasparenza
Un report basato su dati, metodologie e informazioni documentabili permette di raccontare risultati e obiettivi in maniera più credibile rispetto a una comunicazione composta soltanto da iniziative o dichiarazioni generiche.
VSME e questionari ESG: possono essere collegati?
Sì.
Uno degli obiettivi alla base del VSME è proprio ridurre la frammentazione delle richieste informative ESG.
Oggi una PMI può ricevere questionari differenti da clienti, banche, procurement e piattaforme di rating.
Se l’azienda dispone già di un set strutturato di informazioni, molte risposte possono essere recuperate e riutilizzate con maggiore facilità.
Questo non significa che un report VSME sostituirà automaticamente ogni questionario: ciascun soggetto può continuare a richiedere informazioni specifiche.
Ma permette di costruire una base dati ESG comune, evitando di ripartire da zero a ogni nuova richiesta.
VSME, EcoVadis e altri rating: sono la stessa cosa?
No.
Il VSME è uno standard di reporting.
EcoVadis e altri strumenti analoghi sono invece sistemi di valutazione o rating, caratterizzati da proprie metodologie e criteri.
I due percorsi possono però rafforzarsi a vicenda.
Organizzare KPI, policy, evidenze e informazioni attraverso un percorso di reporting rende spesso più semplice affrontare successivamente questionari e rating ESG.
Allo stesso modo, una valutazione esterna può mettere in evidenza informazioni e aree di miglioramento utili per il reporting.
Ha senso fare un report VSME anche se nessuno lo richiede?
Dipende dall’obiettivo dell’azienda.
Non è necessario redigere un report semplicemente perché esiste uno standard.
Può però avere senso se l’impresa vuole:
- organizzare per la prima volta i propri dati ESG;
- anticipare richieste ricorrenti della filiera;
- migliorare la comunicazione verso stakeholder e clienti;
- costruire una base informativa utilizzabile negli anni successivi;
- definire KPI e obiettivi;
- prepararsi a rating o percorsi di sostenibilità più strutturati.
Se invece l’azienda non sa ancora quali siano le proprie priorità o dispone di pochissime informazioni, può essere più utile partire da un Assessment ESG e valutare successivamente l’opportunità di realizzare un report.
Da dove partire
Per una PMI, il reporting ESG non dovrebbe diventare un esercizio di raccolta indiscriminata di dati.
La domanda iniziale dovrebbe essere:
quali informazioni sono realmente utili per la mia azienda e per i soggetti con cui mi relaziono?
Il VSME ha contribuito a introdurre una risposta europea a questa esigenza: un approccio più semplice, proporzionato e standardizzato alla rendicontazione volontaria delle PMI.
Il valore non sta soltanto nel documento finale, ma nella possibilità di trasformare informazioni sparse in dati organizzati, KPI monitorabili e contenuti utilizzabili nel tempo.
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Posso supportarti nella raccolta e organizzazione dei dati, nella definizione dei KPI e nella costruzione di un report ESG volontario proporzionato alla realtà della tua PMI, utilizzando il VSME e gli standard europei applicabili come riferimento.
