Relazione d’Impatto: cosa deve davvero raccontare una Società Benefit
Diventare Società Benefit significa integrare nello statuto, accanto agli obiettivi economici dell’impresa, una o più finalità di beneficio comune.
Ma l’impegno non si esaurisce nella modifica dello statuto.
Ogni anno la Società Benefit deve rendicontare il modo in cui ha perseguito queste finalità attraverso una Relazione d’Impatto, un documento che permette di raccontare in modo trasparente obiettivi, attività svolte, risultati raggiunti e priorità per il futuro.
La Relazione d’Impatto non dovrebbe però essere considerata soltanto un adempimento annuale. Se costruita bene, può diventare uno strumento utile per misurare l’impatto dell’impresa, organizzare KPI e obiettivi e comunicare in modo credibile il proprio percorso a clienti, dipendenti, partner e stakeholder.
Cos’è la Relazione d’Impatto
La Relazione d’Impatto è il documento attraverso cui una Società Benefit rende conto annualmente del perseguimento delle finalità di beneficio comune indicate nel proprio statuto.
La disciplina italiana delle Società Benefit è stata introdotta dalla Legge 28 dicembre 2015, n. 208, che prevede per queste società l’obbligo di predisporre annualmente una relazione relativa al perseguimento del beneficio comune.
La relazione accompagna quindi il bilancio societario e permette di descrivere:
- gli obiettivi perseguiti durante l’anno;
- le azioni realizzate;
- i risultati raggiunti;
- eventuali circostanze che hanno ostacolato o rallentato il raggiungimento degli obiettivi;
- la valutazione dell’impatto generato;
- gli obiettivi che la società intende perseguire nell’esercizio successivo.
Non è quindi soltanto un documento narrativo: deve collegare impegni statutari, attività, risultati e misurazione dell’impatto.
Chi deve redigerla e quando
La Relazione d’Impatto riguarda le società che hanno acquisito formalmente la qualifica di Società Benefit.
Una Società Benefit è un’impresa che, oltre allo scopo di lucro, persegue una o più finalità di beneficio comune nei confronti di persone, comunità, territori, ambiente o altri stakeholder.
Queste finalità vengono indicate nello statuto e diventano quindi parte integrante degli impegni assunti dalla società.
Proprio per questo la relazione annuale dovrebbe partire sempre da una domanda:
cosa aveva dichiarato di voler perseguire la Società Benefit nel proprio statuto e cosa ha fatto concretamente durante l’anno per realizzarlo?
È questo collegamento che permette di evitare una Relazione d’Impatto composta semplicemente da una raccolta generica di iniziative di sostenibilità.
Quando deve essere redatta
La Relazione d’Impatto deve essere predisposta ogni anno e allegata al bilancio della società.
Se la Società Benefit dispone di un sito internet, la normativa prevede inoltre la pubblicazione della relazione sul sito, fatte salve le possibilità previste dalla legge di omettere alcune informazioni a tutela dei soggetti beneficiari.
Questo significa che la Relazione d’Impatto dovrebbe essere trattata come un processo ricorrente.
L’ideale non è iniziare a cercare dati e informazioni soltanto al momento della redazione, ma costruire progressivamente durante l’anno un sistema per raccogliere:
- attività svolte;
- KPI;
- evidenze;
- risultati;
- avanzamento degli obiettivi;
- iniziative collegate alle finalità statutarie.
In questo modo la relazione annuale diventa molto più semplice da preparare e, soprattutto, più solida.
Cosa deve contenere
La legge stabilisce alcuni elementi essenziali, ma non impone un indice grafico identico per tutte le Società Benefit.
La struttura può quindi essere adattata alla dimensione, al settore e alle caratteristiche dell’impresa.
In generale, una buona Relazione d’Impatto dovrebbe comprendere almeno questi elementi.
1. Identità e contesto della Società Benefit
È utile iniziare presentando brevemente l’azienda:
- attività;
- storia;
- missione;
- modello di business;
- percorso che ha portato alla scelta di diventare Società Benefit;
- stakeholder principali.
Questa parte serve a dare al lettore il contesto necessario per comprendere gli impegni e gli impatti successivamente descritti.
Non dovrebbe però trasformarsi in una presentazione commerciale molto lunga: il cuore del documento rimane la rendicontazione del beneficio comune.
2. Finalità di beneficio comune
Le finalità statutarie rappresentano uno dei punti centrali della relazione.
Devono essere riportate in modo chiaro e diventare la struttura attraverso cui leggere attività e risultati dell’anno.
Per ciascuna finalità è utile chiedersi:
- quali obiettivi erano stati definiti?
- quali attività sono state realizzate?
- quali risultati sono stati raggiunti?
- quali indicatori permettono di misurarli?
- cosa resta ancora da fare?
Questo permette di creare un collegamento evidente tra quanto dichiarato nello statuto e quanto realizzato concretamente dall’azienda.
3. Obiettivi e attività realizzate
Per ogni finalità di beneficio comune è opportuno descrivere cosa ha effettivamente fatto l’azienda durante l’esercizio.
Per esempio:
- progetti ambientali;
- iniziative rivolte ai dipendenti;
- programmi di formazione;
- attività verso la comunità;
- cambiamenti nei prodotti o nei processi;
- interventi sulla filiera;
- iniziative di governance;
- collaborazioni con enti e associazioni.
È importante non limitarsi a elencare le attività.
Una Relazione d’Impatto efficace prova a spiegare anche perché quelle attività sono rilevanti rispetto alla finalità di beneficio comune e quale risultato hanno prodotto.
4. KPI e risultati
Quando possibile, le attività dovrebbero essere accompagnate da indicatori quantitativi.
Per esempio:
- consumi energetici;
- emissioni;
- quantità di rifiuti;
- utilizzo di materiali;
- ore di formazione;
- composizione della forza lavoro;
- iniziative di welfare;
- numero di persone coinvolte;
- investimenti nella comunità;
- fornitori sottoposti a criteri ESG;
- risultati di survey o iniziative di engagement.
Non esiste un set di KPI identico per tutte le Società Benefit.
Gli indicatori dovrebbero essere scelti sulla base delle finalità statutarie, del settore e delle attività effettivamente svolte.
È preferibile avere pochi indicatori realmente significativi e aggiornabili nel tempo rispetto a un grande numero di dati raccolti soltanto per riempire il documento.
5. Eventuali ostacoli e risultati non raggiunti
La Relazione d’Impatto non deve raccontare soltanto ciò che è andato bene.
La normativa richiede di considerare anche eventuali circostanze che abbiano impedito o rallentato il perseguimento delle finalità di beneficio comune.
È un elemento importante anche dal punto di vista della trasparenza.
Se un obiettivo non è stato raggiunto, è possibile spiegare:
- cosa è accaduto;
- perché;
- quali difficoltà sono emerse;
- se l’obiettivo viene riprogrammato;
- quali azioni correttive vengono previste.
Una relazione credibile non deve necessariamente mostrare un’azienda perfetta: deve mostrare un percorso misurabile e trasparente.
6. Valutazione dell’impatto
La disciplina delle Società Benefit prevede che l’impatto generato venga valutato utilizzando uno standard di valutazione esterno che rispetti le caratteristiche previste dalla normativa.
Lo standard deve permettere una valutazione complessiva degli impatti dell’azienda e deve essere sviluppato da un soggetto terzo rispetto alla società.
La valutazione dell’impatto non coincide quindi semplicemente con l’elenco dei KPI inseriti nella relazione.
È un passaggio specifico previsto dalla disciplina delle Società Benefit e deve essere affrontato scegliendo uno strumento adeguato alle caratteristiche richieste dalla normativa.
7. Obiettivi per l’anno successivo
La parte finale dovrebbe guardare al futuro.
Per ogni finalità di beneficio comune è utile individuare obiettivi concreti per l’esercizio successivo.
Per esempio:
ridurre un determinato consumo;
introdurre un nuovo KPI;
formalizzare una policy;
coinvolgere una quota maggiore di fornitori;
migliorare un determinato processo;
realizzare una nuova iniziativa verso dipendenti o comunità.
Gli obiettivi dovrebbero essere il più possibile specifici, misurabili e collegati alle reali priorità dell’azienda.
Espressioni molto generiche come “continuare a migliorare la sostenibilità” difficilmente permettono di valutare, nell’anno successivo, se il risultato sia stato effettivamente raggiunto.
Come si redige concretamente una Relazione d’Impatto
Un processo efficace può essere organizzato in alcune fasi.
1. Analisi dello statuto
Il primo documento da leggere non è il report dell’anno precedente.
È lo statuto della Società Benefit.
Occorre individuare:
- finalità di beneficio comune;
- eventuali impegni collegati;
- stakeholder richiamati;
- ambiti di impatto.
Questo permette di costruire il perimetro corretto della relazione.
2. Raccolta delle attività dell’anno
Per ciascuna finalità vengono ricostruite le attività realizzate durante l’esercizio.
Può essere necessario coinvolgere più funzioni aziendali:
- direzione;
- amministrazione;
- HR;
- operations;
- acquisti;
- marketing e comunicazione;
- responsabile d’impatto.
Questa fase permette spesso di far emergere iniziative che non erano state inizialmente considerate parte del percorso Benefit.
3. Raccolta dei dati e delle evidenze
Alle attività vengono associati dati quantitativi e qualitativi.
È importante verificare:
- fonte del dato;
- perimetro;
- periodo di riferimento;
- metodologia di calcolo;
- eventuali limiti.
Questo rende i KPI più solidi e facilita il confronto negli anni successivi.
4. Collegamento tra attività e finalità statutarie
È uno dei passaggi più importanti.
Ogni progetto o risultato dovrebbe trovare una collocazione logica rispetto alle finalità di beneficio comune.
Questo evita una relazione composta da capitoli ESG generici che non rendono realmente conto degli impegni assunti dalla Società Benefit.
5. Valutazione dell’impatto
Si applica lo standard di valutazione esterno individuato dall’azienda e si riportano nella relazione i risultati utili a rappresentare l’impatto complessivo.
6. Definizione degli obiettivi futuri
Sulla base di risultati, gap e priorità emersi vengono individuati gli obiettivi per l’esercizio successivo.
Questa fase permette alla relazione di diventare anche uno strumento di pianificazione, non soltanto di rendicontazione.
7. Redazione e pubblicazione
Infine, dati e contenuti vengono organizzati in un documento chiaro e leggibile.
Una buona Relazione d’Impatto dovrebbe permettere anche a un lettore esterno di capire facilmente:
cosa si era impegnata a fare l’azienda → cosa ha fatto → cosa ha ottenuto → cosa farà dopo.
Qual è il ruolo del Responsabile d’Impatto?
La Società Benefit deve individuare il soggetto o i soggetti responsabili delle funzioni e dei compiti volti al perseguimento delle finalità di beneficio comune.
Il Responsabile d’Impatto svolge quindi un ruolo importante nel presidio del percorso Benefit.
Nella pratica può contribuire a:
- coordinare le attività;
- monitorare gli obiettivi;
- raccogliere informazioni dalle diverse funzioni;
- verificare l’avanzamento delle iniziative;
- supportare la predisposizione della Relazione d’Impatto.
La redazione annuale diventa molto più semplice quando questo presidio non viene attivato soltanto a fine esercizio, ma accompagna il percorso durante tutto l’anno.
Relazione d’Impatto e Bilancio di Sostenibilità sono la stessa cosa?
No.
La Relazione d’Impatto è collegata specificamente alla qualifica di Società Benefit e alla rendicontazione delle finalità di beneficio comune previste dallo statuto.
Il Bilancio o Report di Sostenibilità ha invece un perimetro ESG più generale e può essere redatto volontariamente o, per determinate organizzazioni, nell’ambito di specifici obblighi di rendicontazione.
I due documenti possono avere molti dati in comune.
Per esempio:
- consumi energetici;
- persone;
- formazione;
- sicurezza;
- governance;
- fornitori;
- comunità.
Ma la logica con cui vengono organizzati è differente.
Una Società Benefit che realizza anche un report ESG può quindi integrare i due processi di raccolta dati, evitando duplicazioni, pur mantenendo chiari gli obiettivi specifici dei documenti.
Relazione d’Impatto e B Corp: che differenza c’è?
Anche Società Benefit e B Corp sono concetti diversi.
La Società Benefit è una qualifica giuridica prevista dall’ordinamento italiano.
B Corp è invece una certificazione volontaria privata basata sugli standard definiti da B Lab.
Un’azienda può essere Società Benefit senza essere certificata B Corp e viceversa, ferma restando l’applicazione dei requisiti previsti dai rispettivi sistemi.
I due percorsi possono però essere collegati.
La misurazione dell’impatto, la raccolta delle evidenze e la definizione di obiettivi di miglioramento possono infatti creare sinergie tra il percorso Benefit e quello B Corp.
Gli errori più comuni nella Relazione d’Impatto
Trattarla come una brochure
La Relazione d’Impatto non dovrebbe essere soltanto un documento di comunicazione.
Fotografie, grafica e storytelling possono renderla più leggibile, ma devono essere supportati da dati, risultati ed evidenze.
Parlare genericamente di sostenibilità
Una relazione può contenere temi ambientali, sociali e di governance, ma deve sempre mantenere chiaro il collegamento con le finalità di beneficio comune previste dallo statuto.
Inserire obiettivi troppo vaghi
“Continuare a migliorare”, “sensibilizzare maggiormente” o “rafforzare il nostro impegno” sono dichiarazioni difficili da misurare.
Meglio definire obiettivi concreti, accompagnati quando possibile da indicatori.
Raccogliere i dati soltanto a fine anno
Se la raccolta delle informazioni inizia poche settimane prima della redazione, il rischio è di non disporre dei dati necessari.
Un semplice sistema di monitoraggio durante l’anno permette di migliorare progressivamente qualità e affidabilità della relazione.
Raccontare soltanto i risultati positivi
Trasparenza significa anche spiegare eventuali obiettivi non raggiunti e difficoltà incontrate.
Una relazione equilibrata è spesso più credibile di un documento che presenta esclusivamente successi.
Come rendere la Relazione d’Impatto realmente utile
La Relazione d’Impatto acquista valore quando smette di essere considerata un documento da preparare una volta all’anno e diventa parte del sistema di gestione dell’impatto dell’azienda.
Può aiutare a:
- monitorare l’avanzamento delle finalità statutarie;
- creare KPI aggiornabili;
- individuare priorità;
- coinvolgere le diverse funzioni;
- comunicare in modo più trasparente;
- definire obiettivi futuri;
- costruire una memoria storica dell’evoluzione dell’impresa.
Anno dopo anno, i dati diventano inoltre confrontabili e permettono di raccontare non soltanto ciò che l’azienda ha fatto, ma come il suo impatto sta evolvendo nel tempo.
Da dove partire
Per una Società Benefit, il punto di partenza dovrebbe essere sempre lo stesso:
le finalità di beneficio comune contenute nello statuto.
Da lì è possibile ricostruire attività e risultati dell’anno, individuare KPI significativi, valutare l’impatto e definire gli obiettivi futuri.
Una Relazione d’Impatto efficace riesce così a tenere insieme tre dimensioni:
rendicontare ciò che è stato fatto, misurare i risultati e orientare ciò che verrà dopo.
Devi redigere la Relazione d’Impatto della tua Società Benefit?
Posso supportarti nell’intero percorso: dall’analisi delle finalità statutarie alla raccolta di attività e KPI, fino alla definizione degli obiettivi futuri e alla redazione del documento finale.
